La favola misteriosa della storia (incompleta) del mito Moulin Rouge

0
Moulinrouge4

Una delle primissime immagini che raccontano i primi anni successivi all’apertura del Moulin Rouge.

Che la storia sulle origini del Moulin Rouge, sui suoi anni d’oro e sulla sua conseguente ascesa a livello planetario, fosse stata per tanti anni tenuta nascosta, e quindi risulti ancora oggi incompleta, mancante, insomma parziale agli occhi del mondo, è cosa piuttosto risaputa. A un punto tale, da farci credere che forse stia proprio in questa sua perenne incompleta accessibilità la chiave del suo clamore; il vero segreto del successo che da sempre accompagna questa istituzione parigina, facendone un mito capace di attraversare epoche e continenti.

Eppure qualcosa rischia di cambiare per sempre il corso della storia del Moulin Rouge. Un’importante scoperta di documenti inediti risalenti ai primi del ‘900, per lo più immagini e lettere private e ritagli di giornale, ha infatti permesso di aggiungere qualche altro tassello al complicato puzzle mancante che è sempre stato, nella Storia, la storia del Moulin Rouge.

Documenti che dimostrano più che altro la trasformazione nel tempo del mito di questa leggendaria sala da ballo, inaugurata nel 1889, nel quartiere parigino di Pigalle, da due mestieranti dell’intrattenimento dell’epoca come Joseph Oller e Charles Zidler, impresari del mondo dello spettacolo già proprietari dell’Olympia. Nelle immagini, che probabilmente andranno ad ingrossare qualche collezione privata, si capisce infatti per la prima volta in maniera evidente con quali astuzie la direzione del Moulin Rouge (che in realtà non è mai stato un mulino giacché istallare la celebre torretta rossa è stata una trovata scenografica, una messinscena, un bluff; ma che ha funzionato) riusciva ogni sera ad avere il tutto esaurito pur non cambiando quasi mai format.

moulin-rouge-paris-e1413540302225

Un altra immagine del Moulin Rouge. Stavolta siamo nei primi anni Venti, ma è evidente come lo charme del luogo fosse ancora intatto.

Piste da ballo gigantesche e tende ovunque, bandiere colorate, specchi dappertutto e perfino un elefante (quello dell’esposizione universale che si è tenuta a Parigi proprio nel 1889, anno dell’apertura del Moulin Rouge). Piccoli grandi trucchi che se oggi ci appaiono preistorici e proprio perché, più di 100 anni fa, qualcuno pensò bene di farli entrare nell’immaginario collettivo dei frequentatori del mondo del varietà. Ebbe, quel qualcuno furono i direttori del Moulin Rouge.

I rappresentanti della borghesia parigina, che pure avrebbe dovuto essere abituato a una certa ostentazione d’opulenza, ne rimasero stregati. Ma anche il popolo, che per la prima volta, grazie a una campagna di prezzi studiata per permettere a quasi tutti, almeno una volta, di assistere ad uno spettacolo del Moulin Rouge, cominciò lentamente ad avvicinarsi a quel mondo. Ed eccolo allora spiegato il segreto inconfessabile di questa istituzione parigina. Che ancora oggi conserva un fascino tutto particolare. Perché ad essere cambiato, più che il Moulin Rouge, è la società che gli sta accanto.

Share.

Comments are closed.