A Parigi sulle tracce del mito di Edith Piaf

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La statua dedicata a Edith Piaf a pochi metri dalla casa in cui nacque nel quartiere parigino di Belleville

Vedere Parigi seguendo le tracce di una delle sue figlie più celebri, Edith Piaf. E’ quello che cercheremo di fare oggi, provando a ricostruire, cartina alla mano, i passi di un’autentica leggenda della musica mondiale, scoprendo di volta in volta gli angoli della capitale francese che l’hanno ospitata, influenzata e, senza alcun dubbio, contribuito ad accrescerne il mito agli occhi del mondo intero.

Tanto per cominciare, la leggenda di Edith Giovanna Gassion comincia con la sua nascita, al numero 72 di rue de Belleville, nel 20esimo arrondissiment. Nel punto esatto in cui oggi c’è una targa che precisa: “In questa casa nacque il 19 dicembre 1915 nella più grande miseria Edit Piaf, la cui voce, più tardi, sconvolgerà il mondo”. Una statua della cantante, installata nel 2003 sulla piazza che porta il suo nome, poco distante dalla casa di nascita, ricorda cosa Parigi, e in particolare il quartiere di Belleville (oggi come allora uno dei più poveri e multiculturali della capitale) hanno fatto per accrescere il mito Piaf prima in Francia e poi ovunque. Prima di essere la “mome” (l’usignolo), infatti, Edith era soltanto un “passero”, come venivano chiamati i bambini di strada a Belleville, che accompagnava il padre contorsionista nelle sue esibizioni per le vie del quartiere parigino.

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L’ingresso dell’Olympia, uno dei “tempi” della musica popolare di Parigi dove si consacrò il mito di Edith Piaf.

A 15 anni Edith si lancia da sola alla conquista di Parigi, donando per la prima volta la sua voce in diversi spettacoli a Montmartre. Tra Pigalle e Blanche, quartieri all’epoca davvero poco raccomandabili di Parigi, incontra Louis, il suo primo grande amore, che le dona Marcelle nel 1933, delicatissima piccola figlia scomparsa due anni più tardi a causa di una meningite. Per Edith, insomma, non è ancora arrivata l’ora della… vita in rosa. Eppure il suo destino è solo dietro l’angolo, quello, più recisamente, tra rue Troyon e rue Mac-Mahon, dove Edith incontra il proprietario di un famoso cabaret parigino, Louis Leplée che la manda in scena con una certa regolarità donandole, per la prima volta, il nome di “mome” (usignolo). Da lì, il passo che la porterà all’Olympia (all’epoca la serie A dell’intrattenimento della capitale francese) sarà brevissimo. Il successo, almeno a Parigi, è arrivato.

Separata da Yves Montand nel 1947, Edith Piaf parte allora per la prima volta a New York per cantare Parigi davanti al pubblico americano letteralmente incantato dal suo talento assoluto. E’ il successo mondiale del piccolo passero di Belleville. Laggiù Edith si innamora perdutamente del boxeur Marcel Cerdan, già sposato. La dimora della cantante, al 7 di rue Laconte-de-Lisle (nel XVI arrondissement) protegge la passione dei due amanti. Ma l’Inno all’amore scritto proprio per Cerdan nel 1949 si infrange il 28 ottobre quando l’aereo con sopra lo sportivo americano precipita senza lasciare sopravvissuti.

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La stupenda e ultima dimora di Edith Piaf al 67 di boulevard Lannes.

La straordinaria vita di Edith Piaf si spegne 14 anni più tardi, nel sud della Francia. Ma il suo ultimo marito, Théo Sarapo, riporta in gran segreto il corpo della cantante nella loro casa di Parigi, al 67 di boulevard Lannes. Come ultimo gesto di amore fraterno verso questa città, amore peraltro sempre ricambiato, Edith Piaf sarà sepolta tra i grandi che hanno reso celebre Parigi e la Francia nel mondo, nel cimitero di Père-Lachaise, nel cuore del quartiere Menilmontant, a due passi dalla sua Belleville. Là dove tutto ebbe inizio.

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