Come sta reagendo Parigi

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Un momento di raccoglimento in Place de la Republique dopo gli attentati di venerdì 13 novembre. Dopo il raccoglimento, Parigi è pronta a ripartire.

Gli attentati che hanno scosso Parigi nella notte di venerdì 13 novembre lasceranno una traccia indelebile negli occhi e soprattutto nell’animo di questo popolo costretto a rialzarsi di nuovo dopo solo un anno dai tragici fatti di Charlie Hebdo. Ma la sensazione, camminando per le strade e vivendo una quotidianità che non potrà già essere la stessa di venerdì pomeriggio, è che c’è voglia di ripartire. E di farlo subito. Eccola la straordinaria lezione di questa gente: piegarsi al dolore con una dignità enorme e trovare all’istante la forza di reagire, rialzarsi, ricominciare.

Sabato e domenica migliaia di parigini sono scesi in strada, esorcizzando come potevano il fantasma della paura, per raggiungere i luoghi della strage e lanciare agli occhi del mondo un messaggio di forza impareggiabile.

Il Bataclan, e i tre ristoranti colpiti, come pure i caffè presi d’assalto da questi uomini che uccidono nel nome di un Dio che non glielo chiede, si sono trasformati nel simbolo di questa nuova rinascita parigina. Giovani e meno giovani, professionisti e gente comune, persino i turisti che si trovavano in vacanza a Parigi hanno scelto di dare vita a questo enorme grido di libertà, un esempio assoluto di speranza.

Le attività commerciali che, un po’ in segno di lutto un po’ per motivi di sicurezza, hanno preferito restare chiuse nel fine settimana, stanno riprendendo il loro lento e regolare servizio. I ristoranti da oggi saranno riaperti, senza rinunciare a servire i propri clienti sulle tipiche “terrazze”, all’aperto, come se fosse una cosa normale dopo quello che è successo: un messaggio chiaro rispetto ai fatti delle scorse 48 ore.

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Je suis en terrasse (io sono in terrazza) è la risposta del web agli attentati. I parigini hanno voglia di riprendersi la loro libertà

Anche il web si mobilità come può. Su internet sono tanti i segnali che testimoniano la voglia di tornare alla normalità. E ovunque c’è qualcuno che spiega perché Parigi non solo è la stessa città di prima, ma è, se possibile, una città persino più forte. E più belle. Come solo sanno essere le città ferite a morte che vogliono restare in piedi.

E anche il turismo può e deve fare la sua parte. Perché quello che sembra un azzardo oggi, vale a dire confermare il viaggio già programmato o decidere di scegliere Parigi come meta per il prossimo tour fuori porta, domani può diventare un contributo reale alla causa di Parigi. Il segno che oltre a cambiare la foto sul proprio profilo Facebook, siamo davvero pronti a tendere una mano a un popolo che ci sta insegnando tanto. Sapendo che domani, potremmo averne bisogno noi.

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