venerdì, Settembre 30

Vivere a Parigi, nel racconto di una italiana

La prima volta che sono andata a Parigi avevo dieci anni: era il mio primo viaggio all’estero ma pensai bene di rovinarmelo (e di rovinarlo alla mia famiglia) beccandomi un virus che mi faceva vomitare qualunque cosa ingerissi; durante la vacanza non solo guardavo disgustata qualunque cosa dall’aspetto vagamente commestibile (mentre gli sciovinisti camerieri dell’albergo guardavano sprezzanti me, bambina italica che non apprezzava le prelibatezze transalpine), ma rimasi bloccata a letto, precludendomi così itinerari turistici,escursioni e gite.

Per anni il ricordo di quella terribile vacanza mi ha portata a sviluppare una sorta di avversione nei confronti di Parigi: da grande, quando pensavo ad una capitale europea in cui fare un viaggio, pensavo a tutte le città tranne che a Parigi, che ho evitato come la peste fino ai 23 anni.

Fu infatti un ex fidanzato franco-filo che organizzò come regalo per la mia laurea un breve viaggio a Parigi: lui ci mise i soldi del volo, il resto lo avrebbe fatto la Ville Lumiere; ma neanche quella volta andò per il verso giusto: Parigi è romantica se si è con la persona giusta e si è nella modalità giusta per godersela. Poiché entrambe le cose erano decisamente sbagliate (io all’epoca adoravo Londra e avrei voluto farmi un viaggetto lì e questa mancanza di tatto non gliela perdonai), misi un’altra volta una pietra sopra Parigi. E sopra il fidanzato.

Sembrava proprio che fosse scritto che io e Parigi non saremmo mai andate d’accordo, invece mi ci sono ritrovata per ripiego un anno e mezzo fa: volevo andare a fare la tesi all’estero e, visto il soggetto che avevo scelto, mi orientai verso Bruxelles, cominciando a contattare università o enti di ricerca disposti ad accogliermi (ovviamente a gratis, non sono una ragazza pretenziosa).

Dopo una corposa serie di porte sbattute in faccia, mi sono ritrovata di fronte un’unica possibilità: andare a fare ricerca in un istituto parigino con cui la mia facoltà aveva la convenzione Erasmus.

E così sono sbarcata a Parigi: 24 anni, prima esperienza fuori casa, il mondo in pugno, sensazione di invincibilità. Cosa è successo dopo? Bè, dopo mi sono innamorata di Parigi: ci ho vissuto un po’, poi sono partita, poi sono ritornata e poi l’ho lasciata di nuovo per un certo periodo.

Adesso sono tornata per davvero e forse per un po’ e vorrei raccontare qualcosa di questa città, delle cose che ho vissuto e che vivo, delle mie esperienze, che forse possono essere utili a chi ha intenzione di farsi un viaggio o trasferirsi a Parigi; con leggerezza, senza pretesa di infallibilità o onniscienza. Spero che apprezziate. Nel frattempo vi saluto, e vi auguro “bonne journée”

di Ilaria Tagliaferri

In questa sezione vorremmo raccontare l’ esperienza di vita parigina di nostri connazionali. Parigi non solo come vacanza e turismo ma come una città in cui vivere e trasferirsi.
Oggi, credo che sia importante avere sempre le valige pronte per seguire e realizzare i nostri sogni senza mai sentirsi degli emigrati ma protagonisti del nostro futuro in ogni parte del mondo.

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