Shakespeare & Company: cento anni dopo resiste il mito della libreria simbolo della Ville Lumière

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Una immagine suggestiva dell’interno della libreria. Il soffitto e tutti gli interni sono ancora quelli di una volta.

Shakespeare & Company: splende ancora il mito della libreria simbolo della Ville Lumière. Del resto è una specie di “terra santa” per gli amanti della letteratura in pellegrinaggio a Parigi. Già la definizione stessa di libreria, per questa libreria, è impropria. E allora forse vale davvero la pena tirare fuori una citazione decisamente più dotta e delicata, consegnata a questo celebre angolo di cultura parigino dal suo stesso fondatore, George Withman, che a metà degli anni 60 la etichettò come “un’utopia socialista mascherata da libreria”. Perché in fondo questo è Shakespeare & Company: un sogno. Nient’altro che un sogno di cultura e civiltà nella città più romantica d’Europa: Parigi.

Un posto che sembra ricavato in equilibrio sul niente, a due passi da Notre Dame (ma proprio due di numero), in pieno cuore del quartiere latino, dove il tempo sembra essersi fermato a cent’anni fa. Tutto infatti di questa libreria ricorda ancora le sue origini. Sue, e di Parigi, naturalmente. Persino la fontanella che è proprio davanti al suo ingresso richiama quegli inizi magici.

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Il piano superiore della Shakespeare & Company. Accanto, le stanze da letto degli scrittori ospitati dalla libreria in cambio di qualche ora di lavoro

Nata con il nome “Le Mistral” nel 1951, la libreria è diventata “Shakespeare and Company” solo tredici anni dopo, nel 400esimo anniversario della nascita del Grande Bardo, prendendo il nome da un’altra celebre libreria parigina fondata da Sylvia Beach nel 1919 e frequentata da Ernest Hemingway e James Joyce e chiusa nel 1941. Si sa che, a sua volta, la “Shakespeare and Company” di Withman era divenuta il ritrovo preferito di tanti altri grandi nomi della letteratura anglosassone, dai poeti beat Burroughs, Corso e Ginsberg (è tutt’oggi gemellata con la City Lights voluta dall’amico Lawrence Ferlinghetti a San Francisco) a Henry Miller e Samuel Beckett. Il cinema, di recente, ne ha mostrato le celebri vetrine sulla Rive Gauche parigina: Woody Allen in “Midnight in Paris” e Richard Linklater in “Prima del Tramonto” quando Ethan Hawke rivede Julie Delpy a cui aveva detto addio 9 anni e un film prima “Prima dell’alba“.

Ma perché parlare oggi della Shakespeare and Company a quasi cento anni dalla sua fondazione? Semplice. Perché è di questi giorni l’apertura del caffè letterario che le sta proprio accanto. Esattamente come l’aveva sognata il suo creatore, insomma, vale a dire un luogo in cui, intorno alla cultura si snoda una intera esistenza fatta anche di bisogni pratici (al piano superiore la libreria, oggi di proprietà della figlia di Withman, ancora ospita a titolo “semi-gratuito” alcuni squattrinati scrittori in cambio di qualche ora di lavoro all’interno della libreria) Shakespeare & Company può dirsi finalmente completa.

Certo, va detto che chi si aspetta per il cafè Shakespeare & Company un ambiente romantico, in linea con quello suggestivo che ha reso celebre la libreria, forse resterà un tantino deluso. Ma a rimanere invariata è senza dubbio l’atmosfera. Quel mix magico di cultura e sogno e bellezza che in quell’angolo magico di Parigi fanno ancora della libreria Shakeaspeare & Company un’autentica tappa obbligata per gli amanti della letteratura di passaggio nella Ville Lumière.

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